| 11 Mar 2010 | ||
| 18:30 | - | 20:00 |
Il contesto produttivo italiano si caratterizza per la presenza di una moltitudine di piccole e medie imprese. Questo elemento è stato per anni considerato, da una molteplicità di autorevoli commentatori, come una delle cause principali che hanno determinato un rallentamento della crescita del nostro paese. La crisi economico-finanziaria ha messo in discussione questa tesi: se da un lato si è assistito al fallimento di un di un modello di sviluppo basato sulle grandi istituzioni finanziarie, dall’altro il sistema produttivo italiano ha mostrato, pur fra gravi difficoltà, una capacità di tenuta comparativamente superiore a quello di altri paesi. Forse dunque il capitalismo dei piccoli non è solo un intralcio alla crescita del paese, ma un modello da valorizzare e sostenere nelle sue peculiarità. A partire dalla figura che ne è ideatore e motore: l’imprenditore.
Le discipline economico-aziendale offrono una pluralità di punti di vista dai quali osservare ed analizzare il fenomeno imprenditoriale. Ciò che tuttavia ci interessa indagare attraverso l’incontro con Giuseppe Ranalli, presidente del CDA della tecnomatic spa, sono le motivazioni che lo spingono a continuare a rischiare e ad investire nella propria attività. La crisi infatti, come si avrà modo di cogliere, non incide solamente sui bilanci delle società ma mette in discussione i rapporti di fiducia costruiti nel corso degli anni, ovvero mina il capitale sociale così come descritto da Putnam.
Le ragioni che ci hanno spinto ad invitare Ranalli sono diverse, e verranno ora esposte in sintesi.
- E’ un imprenditore giovane che ha saputo, in un contesto sicuramente non facile come quello abruzzese, far crescere un’azienda che ora conta diverse filiali sia produttive che commerciali nei principali mercati mondiali (Usa, Brasile, Cina, India, Romania).
- La Tecnomatic spa è un’impresa di successo, che conta fra i suoi clienti le principali case automobilistiche mondiali. Questo avviene soprattutto grazie alla costante tensione alla ricerca e all’innovazione, e il Kers fornito alla Ferrari ne è solo un esempio.
- La struttura proprietaria è inoltre particolare per una media impresa italiana. Il fatto che la società sia partecipata da un fondo di private equity indica, fra le altre cose, come per l’imprenditore l’azienda non sia un fatto squisitamente personale e familiare, come nella maggior parte delle Pmi del nostro paese, ma un valore da far crescere nell’interesse di tutti gli stakeholder.
- Alcuni amici, che hanno assistito ad altri incontri di Ranalli , hanno parlato di un’esperienza davvero interessante e da riproporre anche all’interno del nostro ateneo.
Infine una breve precisazione sul titolo. “La crisi economica di fronte ad un imprenditore” vuole sottolineare che l’idea che le difficoltà possono essere superate solo se non viene meno l’uomo, ovvero non viene meno il senso di affrontarle e il coraggio per farlo.
